
Un nuovo modo per individuare i buchi neri
Individuare i buchi neri non è particolarmente semplice, specie se si considera che, nel caso in cui della materia non venga “divorata”, non vi sarà alcuna radiazione emessa dall’area interessata. Ciò li rende di difficile individuazione, al punto tale da costringere gli astronomi a rilevarli in maniera alternativa. Un esempio è dato da un metodo “collaudato” di recente, avente come oggetto i movimenti di una stella orbitante. Grazie a quest’ultima, gli scienziati sono riusciti nell’impresa di identificare un buco nero di piccole dimensioni, situato nella Grande Nube di Magellano, ossia una galassia nana orbitante attorno alla Via Lattea. METEORITE CADE IN ITALIA, ATTIMI DI PAURA: ECCO COSA É SUCCESSO E DOVE
La rilevazione di NGC 1850 BH1
Il buco nero è stato denominato NGC 1850 BH1, in un ammasso di migliaia di stelle che, a sua volta, prende il nome di NGC 1850. È il primo ad essere individuato tenendo conto dei movimenti di una stella orbitante, ma il successo dell’operazione ha aperto la strada, a tutti gli effetti, a un nuovo metodo per l’individuazione di buchi neri, sia nella Via Lattea che al di fuori di quest’ultima. L’astrofisica Sara Saracino della “Liverpool John Moores University” ha affermato che “una volta trovato uno [buco nero, ndr], sei sulla buona strada per scoprirne altri“. E nulla esclude che sia effettivamente così. ASTEROIDE ENORME SI AVVICINA ALLA TERRA: ECCO QUANDO E QUALI SONO I RISCHI
Il numero di buchi neri nella Via Lattea
Sino ad oggi la maggior parte dei buchi neri rilevati al di fuori della Via Lattea si è rivelata a causa delle radiazioni emesse nell’Universo. Queste si manifestano quando i buchi sono attivi, benché non vengano prodotte da loro stessi: l’emissione deriva dal materiale che ricade al loro interno. A partire dal 2015, un numero crescente di buchi neri è stato rilevato grazie alla presenza delle onde gravitazionali. Ad oggi, una stima degli astronomi prevede che, nella sola Via Lattea, siano presenti 100 milioni di buchi neri dotati di massa stellare: un numero enorme, che testimonia una volta di più quanto l’Universo debba ancora essere largamente sondato. A NOVEMBRE L’ECLISSI PIÚ LUNGA DEL SECOLO: ECCO QUANDO AVVERRÁ
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Il metodo di rilevazione di NGC 1850 BH1
Tornando all’individuazione di NGC 1850 BH1, Saracino ha lavorato con il suo team utilizzando il cosiddetto MUSE (Multi Unit Spectroscopic Explorer), appartenente al Very Large Telescope. I dati raccolti, partendo dal presupposto che una stella in un’orbita binaria, catturata da un buco nero, inizia a muoversi in modo particolare, sono serviti per analizzare eventuali variazioni di lunghezza d’onda indicanti la presenza di una stella binaria. Dopo due anni di raccolta dati, dunque, si è giunti alla scoperta di NGC 1850 BH1, attraverso un metodo riutilizzabile anche in futuro.
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