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In pensione a 61 anni, ecco quali sono le categorie di lavoratori che potranno farlo dal 2026

Ecco i parametri che bisogna raggiungere per beneficiare del diritto di pensione anticipata da attività usuranti

In pensione a 61 anni, ecco quali sono le categorie di lavoratori che potranno farlo dal 2026
Pensioni e attività usuranti

I lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti possono andare in pensione prima dei 61 anni: ecco cosa prevede la legge

Alcune categorie di lavoratori che svolgono attività particolarmente usuranti, possono andare in pensione ben prima dei canonici 67 anni, beneficiando così di un trattamento più favorevole rispetto a chi svolge attività di lavoro meno impattanti dal punto di vista fisico. Con un nuovo messaggio, il numero 801, l’Inps ha fornito alcune preziose linee guida per poter presentare le istanze di riconoscimento di lavori usuranti.

Le nuove linee guida

Dalle linee guida sono emerse anche le scadenze previste per chi svolge lavori faticosi e vuole fare domanda di pensionamento possibilità di inviare la documentazione necessaria entro il termine ultimo previsto. Per fare un esempio pratico, chi vorrà andare in pensione nel 2026, avrà tempo per presentare l’istanza fino al 1° maggio 2025. Trascorso questo lasso di tempo, potrà fare domanda solo per l’anno successivo, vale a dire per il 2027. Va chiarito che solo determinate categorie di lavori rientrano in questo beneficio.

I parametri previsti dalla legge per andare in pensione a 61 anni

La definizione tecnica data dall’Inps per queste categorie di lavoratori che possono andare in pensione a 61 anni è quella di “Lavoratori impegnati in mansioni particolarmente usuranti; lavoratori addetti alla cosiddetta ‘linea catena’; conducenti di veicoli adibiti a servizio pubblico di trasporto collettivo“. L’Inps ha chiarito quali sono i parametri che devono essere rispettati per poter uscire dal lavoro anticipatamente rispetto alle altre categorie di lavoratori. Tali lavoratori dovranno avere compiuto almeno 61 anni e 7 mesi e dovranno aver maturato una anzianità contributiva di almeno 35 anni. Insomma, bisogna aver raggiunto quota 97,6 sommando anzianità contributiva ed età anagrafica.

La situazione delle altre categorie

L’età anagrafica sale invece per i lavoratori autonomi che svolgono attività usuranti, per i quali è richiesta l’età anagrafica di almeno 62 anni e 7 mesi. In questo caso la quota da raggiungere è 98,6. Una menzione a parte merita la categoria dei lavoratori notturni a turni, il cui calcolo dell’età pensionabile dipende dai giorni lavorati in un anno. Chi ha svolto un numero di giorni lavorativi pari o superiori a 78 all’anno rientra nei equisiti richiesti per i lavoratori impegnati in attività faticose e pesanti. Se i giorni lavorativi oscillano da 64 a 71 all’anno con un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, l’età pensionabile sale a 63 anni e 7 mesi (quota 99,6).

Nel caso di autonomi si richiede un’anzianità contributiva di almeno 35 anni, un’età di almeno 64 anni e 7 mesi. Per chi può vantare un numero di giorni lavorativi da 72 a 77 all’anno, l’età pensionabile è di almeno 62 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi versati. Se si rientra nell’ambito di tali parametri tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026, la domanda per il pensionamento va presentata entro e non oltre il 1° maggio 2025.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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