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Pensione anticipata, ecco i casi in cui si possono perdere molti soldi

Andare in pensione prima non è mai neutro dal punto di vista economico: ecco quanti soldi si possono perdere

Pensione anticipata, ecco i casi in cui si possono perdere molti soldi
Inps

Le varie penalizzazioni che vengono applicate dipendono da vari parametri: ecco quali sono

Negli ultimi anni sono state ampliate le casistiche e le misure che consentono ai lavoratori italiani di poter andare in pensione prima, lasciando il proprio impiego in anticipo facendo però un sacrificio dal punto di vista economico. Si tratta di una scelta che in ogni caso non comporta nessun vantaggio di tipo economico ma solo la possibilità di collocarsi prima a riposo. In determinati casi chi lascia il lavoro a 64 anni può arrivare a perdere fino a 40.000 euro.

Le penalizzazioni

La scelta di lasciare prima il lavoro comporta delle perdite che possono variare da caso a caso. Tutto ciò accade proprio perchè il legislatore, pur introducendo misure per lasciare il lavoro in anticipo accosta a tali chance, delle penalizzazioni che scaturiscono dalle regole di calcolo delle prestazioni. Per uscita anticipata dal mondo del lavoro si intendono tutte quelle opzioni che permettono al lavoratore di andare in pensione prima dei fatidici 67 anni di età, il limite fissato per la pensione di vecchiaia.

Il ricalcolo

Le varie penalizzazioni che vengono applicate dipendono da vari parametri tra i quali l’ammontare dei contributi versati e l’età alla quale si lascia il lavoro. Misure come Quota 103 e Opzione Donna, prevedono il ricalcolo contributivo dell’assegno con conseguente perdite rispetto a coloro che invece lasciano il lavoro con i criteri ordinari. Andare in pensione a 64, 65 o 66 anni comporta inevitabilmente un montante contributivo inferiore rispetto a quello di un pensionato che lascia il lavoro a 67 anni. Il metodo contributivo prevede proprio un calcolo dell’assegno basato sui contributi versati, pertanto più si versa e maggiore sarà l’importo dell’assegno finale.

Gli esempi

Un altro dei fattori che comporta delle perdite per chi va in pensione prima è il cosiddetto coefficiente di trasformazione, che per il biennio 2025-2026, saranno peggiorativi rispetto al biennio precedente e quindi comporteranno perdite aggiuntive. Già il solo fatto di uscire con un anno di anticipo comporta perdite rilevanti. Un lavoratore con uno stipendio lordo ai fini pensionistici di 2.000 euro, per fare un esempio pratico, verserà circa 660 euro di contributi.

Dopo 40 anni di lavoro si stima che possa avere un montante contributivo pari a 316.800 euro. Per questi soggetti andare in pensione a 64 anni, comporterà l’accumulo di un montante contributivo pari a 316.800 euro che vale una pensione annua di circa 16.118 euro. Per questo soggetto, il fatto di rimanere al lavoro fino a 67 anni, farebbe salire il montante a 340.560 euro, potendo anche beneficiare di un coefficiente più favorevole dell’età più avanzata. In questo caso la pensione salirebbe a 19.099 euro annui, ben 3.000 euro l’anno in più rispetto a chi esce dal lavoro a 64 anni. Insomma basterebbe lavorare tre anni in più per avere decisamente una pensione più dignitosa.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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