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Aids, eliminate tracce del virus in un paziente sieropositivo: ecco i risultati della ricerca

Svolta importante nella lotta all'Aids: paziente sieropositivo non presenta più tracce del virus. Il professor Gupta: "È in remissione, ma è presto per dire che è guarito"

Aids, eliminate tracce del virus in un paziente sieropositivo: ecco i risultati della ricerca
Aids, cancellate tracce del virus in un paziente sieropositivo: ecco i risultati della ricerca. Fonte foto: salute.gov.it

Aids, paziente sieropositivo non presenta più tracce del virus

In Gran Bretagna un uomo sieropositivo è diventato il secondo adulto in tutto il mondo ad essere liberato dal virus dell’Aids dopo essersi sottoposto ad un trapianto di midollo osseo, donato da un soggetto resistente all’Hiv. Dopo quasi tre anni dal giorno in cui ha ricevuto cellule staminali di midollo e dopo oltre 18 mesi dall’eliminazione dei farmaci antiretrovirali, i test effettuati sul paziente non mostrano alcuna traccia dell’infezione da HIV. I risultati di questa ricerca – come riportato da “Repubblica.it” – sono stati pubblicati su “Nature“.

Aids, il professor Gupta: “Il paziente è in remissione, ma è presto per dire che è guarito”

Ravindra Gupta, professore e biologo dell’Hiv ha assicurato che un giorno la scienza sarà in grado di mettere la parola fine all’Aids, ma che allo stato attuale non è ancora possibile affermare che sia stata trovata una cura per l’Hiv. Gupta, poi – come riportato da “Repubblica.it” – ha sottolineato come il paziente risulti essere “funzionalmente curato e in remissione“, ma ha ammonito: “È troppo presto per dire che è guarito“. L’uomo è stato definito “il paziente di Londra”, in quanto il suo è un caso molto simile al primo conosciuto di una cura funzionale dell’Hiv: vale a dire quello che ha riguardato un uomo americano, Timothy Brown, meglio conosciuto come “il paziente di Berlino” in quanto si sottopose ad un trattamento simile in Germania nel 2017.

Il paziente di Londra si è ammalato di Hiv nel 2003

Brown, vale a dire il primo paziente che si è sottoposto con successo al trattamento, viveva a Berlino, mentre ora si è trasferito negli Stati Uniti e, secondo quanto riferito dai medici, non presenta alcun segno di contagio. Il professore e biologo dell’Hiv Ravindra Gupta in questo momento si trova all’Università di Cambridge e si è occupato di curare “il paziente di Londra” quando lavorava all’University College della città londinese. Secondo quanto si legge su “Repubblica.it“, il professore ha raccontato che il paziente aveva contratto l’Hiv nel 2003 e nel 2012 gli era stato diagnostico anche un tipo di tumore del sangue che si chiama Linfoma di Hodgkin. A quel punto, l’unica chance di sopravvivenza per lui era rappresentate dalla ricerca di un donatore per un trapianto.

Il professor Gupta spiega: “Per il paziente di Londra il trapianto era l’unica possibilità di sopravvivenza”

Nel 2016, nel momento in cui il quadro clinico del paziente di Londra non lasciava più alcuna speranza, si è deciso che era arrivato il momento di cercare un donatore per il trapianto. Intervistato da “Reuters“, Ravindra Gupta ha spiegato quale fosse la situazione e, riferendosi al trapianto – come riportato da “Repubblica.it” – ha dichiarato: “È stata la sua ultima possibilità di sopravvivenza“. Il donatore che è stato individuato aveva una mutazione genetica nota come “CCR5 delta 32” che conferisce resistenza all’Hiv. Il trapianto è stato completato senza alcuna complicazione, anche se vi sono stati degli effetti collaterali.

Aids, molti esperti sollevano dei dubbi sul trattamento

La maggior parte degli esperti – secondo quanto riportato da “Repubblica.it” – ritiene che il trattamento realizzato sul paziente di Londra non possa rappresentare un modo per curare tutti i pazienti perché si tratta di una procedura molto costosa, complessa e rischiosa. Inoltre, vi è anche un’altra “controindicazione”: i donatori della corrispondenza esatta, infatti, dovrebbero essere trovati in quella piccola percentuale di persone – presenti principalmente nell’Europa settentrionale – che hanno la mutazione CCR5 capace di renderli resistenti al virus.

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Marco Antonio Tringali

Coltivo da anni la passione per la scrittura e per i social network. La ricerca della verità, purchè animata da onestà intellettuale, è una delle mie sfide. Scrivo da diversi anni per importanti siti di informazione che mi danno l'opportunità di dare sfogo alla mia passione innata per il giornalismo.

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