
Il “Crepacuore” è un attacco cardiaco fatale
La comunità scientifica lo chiama “Sindrome di Takotsubo”: posta in questo modo, può voler dire poco o nulla per chi legge. In realtà, però, in Italia è comunemente chiamato “Sindrome da Crepacuore” e con questa definizione si intende un attacco cardiaco fatale che non dipende da un infarto. Tale problema, secondo quanto si legge su “LaStampa”, colpisce il il 90% dei casi donne nell’età post-menopausa.
Crepacuore, stress psichico manda in tilt il cuore
Fino ad oggi la malattia – secondo quanto riportato da “LaStampa.it” – era stata correlata a stress psichici di natura molto intensa, come ad esempio forti emozioni, paura, panico, spavento e lutti. Si tratta di condizioni che vanno a generare un’alterazione a livello cerebrale che finisce per mandare in tilt il cuore.
Lo studio condotto dal team di ricerca
I neuroscienziati e cardiologi svizzeri hanno reso nota la loro scoperta sulle colonne dell’European Heart Journal. Per arrivare a stabilire che il crepacuore sia dovuto ad un’alterazione a livello cerebrale che finisce per mandare in tilt il cuore, gli autori della ricerca hanno sottoposto a risonanza magnetica cerebrale 15 pazienti colpiti dalla sindrome di Takotsubo e hanno confrontato i dati con l’esito del medesimo accertamento realizzato su 39 persone sane. Il confronto, secondo quanto si legge su “LaStampa“, li ha portati ad avanzare per la prima volta l’ipotesi di una correlazione tra le alterazioni dell’attività funzionale del cervello e l’attacco di crepacuore.
Crepacuore, esiste un’interazione tra cervello e cuore
Dunque, come riportato da “LaStampa.com”, il cardiologo dell’ospedale di Zurigo e coordinatore della ricerca ha sottolineato come uno stress eccessivo, generato da una bella notizia o da una tragedia, può generare un’alterazione delle aree cerebrali deputate a controllare la risposta emotiva dell’organismo. A questo punto, però, resta da capire se l’alterazione cerebrale è la causa o la conseguenza dell’attacco di crepacuore. Ciò che al momento è certo, però, è la conferma dell’interazione esistente tra cervello e cuore molto più forte di quanto si possa pensare.
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