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Cuore wireless, primo intervento al mondo su due pazienti: ecco come funziona

Primo intervento al mondo su due pazienti: ecco come funziona il cuore artificiale senza fili

Cuore wireless, primo intervento al mondo su due pazienti: ecco come funziona
Cuore artificiale wireless, come funziona? - Foto Key4biz

Cuore artificiale wireless, la prima volta al mondo

In campo medico, lo sappiamo, la scienza continua a fare passi da giganti: di recente, per la prima volta al mondo, due pazienti hanno ricevuto un cuore artificiale wireless che si ricarica senza cavi né batterie esterne. A dargli autonomia, infatti, è una cintura che invia la corrente al dispositivo dentro il torace.

Cuore wireless, operazione eseguita in Kazakistan

I due pazienti, di 24 e 51 anni, soffrivano di una insufficienza cardiaca terminale: grazie al cuore wireless, però, hanno ricominciato a vivere. L’operazione è stata eseguita in Kazakistan da un’equipe internazionale di cui fa parte anche l’italiano Massimo Massetti, Direttore Area Cardiologica Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. L’intervento è di fatto unico al mondo: i due pazienti sono ora dotati di un cuore artificiale parziale che si ricarica attraverso una cintura indossabile. L’autonomia del cuore, si legge su Fanpage, è di circa 8 ore: il dispositivo è un Jarvik 2000 della Jarvic Heart.

Cuore artificiale wireless, ecco come funziona

Il cuore artificiale è una microturbina in titanio che aiuta a pompare 8,5 litri di sangue al minuto. Nei vecchi interventi questo cuore era alimentato da batterie esterne collegate tramite un cavo che veniva fatto passare attraverso la parete addominale o da dietro l’orecchio.

Cuore artificiale, addio cavi

La nuova tecnologia wireless, chiamata Coplanar Energy Transfer, permette di superare il limite dato dai cavi: viene abbattuto così il rischio di infezioni ma anche rallentamenti alla vita del paziente, che era costretto a fermarsi per ricaricare il cuore.

Cuore wireless, in futuro anche altrove?

Al momento il cuore artificiale è stato impiantato su due pazienti: uno di questi è stato dimesso a poche settimane dall’intervento e vive ora una vita normale. I ricercatori sperano di poter effettuare questo intervento anche altrove, quindi ci sono speranze anche per l’Italia. Prima, però, sarà necessario ottenere le certificazioni necessarie. 

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Alessandro Allegrucci

Laurea triennale in Scienze Forestali ed Ambientali e Laurea magistrale in Scienze Agrarie e del Territorio. La mia più grande passione resta da sempre la meteorologia, approfondita attraverso la tesi di laurea sperimentale e un master di "Meteorologia Nautica". I fenomeni naturali, la loro bellezza e potenza sono tra le cose che più mi affascinano al mondo.

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