
Dieta universale per salvare pianeta e salute
Le cattive abitudini a tavola possono provocare rischi più alti per la salute di quanto non possano causarne il tabacco o l’alcool. Per questo motivo, dunque, secondo quanto riportato da “Repubblica.it“, per preservare la nostra salute e quella di tutto il pianeta occorre raddoppiare il consumo globale di frutta, verdura, legumi e noci, oltre a ridurre del 50% quello di zuccheri e carni rosse. Il tutto dovrà avvenire entro e non oltre il 2050.
Lo studio della Commissione Eat-Lancet ha un obiettivo ambizioso
Ciò che vi abbiamo riportato sopra è il risultato di uno studio della Commissione Eat-Lancet che è stato presentato ad Oslo e pubblicato dall’importante rivista scientifica “Lancet”. La commissione in questione – secondo quanto si legge su “Repubblica.it” – riunisce alcuni tra i massimi esperti di nutrizione e sostenibilità e si pone un obiettivo decisamente ambizioso: proporre una “dieta sana universale di riferimento” che si basi su criteri assolutamente scientifici, con l’intento di nutrire in modo sostenibile, nel 2050, i 10 miliardi di persone che popolano la Terra, evitando al tempo stesso i moltissimi morti (circa 11,6 milioni all’anno) dovuti a malattie strettamente collegate ad abitudini alimentari ben lontane da una dieta sana.
Dieta universale: 2500 chilocalorie al giorno
Secondo quanto si legge su “Repubblica.it”, uno dei riferimenti di questo gruppo di studiosi è la dieta Mediterranea nella sua versione “frugale” utilizzata in Grecia nella metà dello scorso secolo. La dieta universale, dunque, prevede che vengano assunte 2.500 chilocalorie quotidiane che all’incirca si traducono in 230 di cereali integrali, 500 di frutta, 250 grammi di latticini, 14 di carni, 29, 13 e 28 rispettivamente di pollo, uova e pesce. A questi si aggiungono 75 di legumi, 50 di noci e 31 di zuccheri. Il condimento che si consiglia, invece, è quello di oli vegetali.
Lo studio propone di coinvolgere governi, industrie e società
Lo studio pubblicato dall’importante rivista scientifica Lancet si pone come obiettivo non solo quello di cambiare i consumi – riducendo del 50% gli sprechi – ma anche quello di fissare obiettivi-limite per quanto riguarda l’utilizzo di terra, acqua e nutrienti finalizzati ad una produzione agricola sostenibile. Per raggiungere questi risultati – secondo quanto si legge su “Repubblica.it” – questo studio si propone di coinvolgere governi, industrie e società, lavorando sull’educazione, l’informazione, l’etichettatura, le tasse sul cibo, oltre che al sostegno di natura economica per la produzione di alimenti sani.
Kweneng era stata una città fiorente
Lo studio di “Lancet”, dunque, sottolinea come sia assolutamente necessaria una sensibile riduzione del consumo di carne per arrivare a centrare l’obiettivo di nutrire il pianeta in modo sostenibile. In tal senso, però – secondo quanto riportato da “Repubblica.it” – l’associazione europea dei trasformatori di carne (Clitravi) sottolinea come lo studio di “Lancet” vada a riproporre vecchi argomenti anti-zootecnia, distorcendone i dati per scopi ideologici. Inoltre, secondo l’associazione, la Commissione Eat-Lancet non tiene conto dell’impatto ambientale di altri fattori, facendo l’esempio di un volo di andata e ritorno da Roma a Bruxelles che va a determinare delle emissioni molto più alte rispetto al consumo annuale di carne e salumi. Inoltre, si aggiunge come in realtà un regolare esercizio fisico, oltre ad una dieta equilibrata, possano finire per fare la differenza.
Laurea triennale in Scienze Forestali ed Ambientali e Laurea magistrale in Scienze Agrarie e del Territorio. La mia più grande passione resta da sempre la meteorologia, approfondita attraverso la tesi di laurea sperimentale e un master di "Meteorologia Nautica". I fenomeni naturali, la loro bellezza e potenza sono tra le cose che più mi affascinano al mondo.