
L’Alzheimer può iniziare molto prima dei sintomi ma un segnale precoce può fare la differenza…
Il morbo di Alzheimer è la forma più comune di demenza e colpisce milioni di persone nel mondo. Entro il 2050, i casi potrebbero triplicare a causa dell’invecchiamento globale. Questa patologia neurodegenerativa compromette progressivamente memoria, linguaggio e orientamento, ma comincia a danneggiare il cervello molto tempo prima della comparsa dei sintomi. Quando arriva la diagnosi, spesso il danno è già esteso e irreversibile. C’è però un sintomo, troppo spesso ignorato, che potrebbe rappresentare un campanello d’allarme precoce fondamentale per rallentare la progressione della malattia. Ecco d cosa si tratta, come riportato da Today.it.
Il legame tra Alzheimer e ipoacusia
Recenti studi scientifici hanno evidenziato che la perdita dell’udito, se non trattata, può aumentare in modo significativo il rischio di demenza. Secondo dati raccolti dalla Johns Hopkins University, un caso su tre di Alzheimer potrebbe essere collegato all’ipoacusia. Il rischio cresce anche in presenza di cali lievi, e non dipende necessariamente dalla gravità della perdita. Le donne sembrano essere leggermente più esposte rispetto agli uomini. Questo dato suggerisce che la prevenzione e il trattamento tempestivo dell’ipoacusia potrebbero diventare strategie importanti per proteggere la salute cerebrale.
Gli altri segnali da non sottovalutare
Oltre all’ipoacusia, ci sono altri sintomi iniziali che possono indicare l’insorgere del morbo di Alzheimer. La perdita di memoria, soprattutto quella a breve termine, è uno dei segnali più noti. Seguono difficoltà nel linguaggio, disorientamento nello spazio e nel tempo, problemi nel risolvere compiti quotidiani e cambiamenti dell’umore. Spesso queste manifestazioni vengono confuse con lo stress o l’invecchiamento fisiologico. Tuttavia è importante osservare con attenzione questi comportamenti e rivolgersi al medico per una valutazione, anche in età non avanzata.
Prevenzione e stili di vita protettivi
Secondo la Lancet Commission il 40% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto agendo su fattori di rischio modificabili. Tra questi: attività fisica regolare, controllo di diabete e ipertensione, mantenere relazioni sociali, trattare la depressione e, appunto, intervenire sull’ipoacusia. È consigliato un controllo dell’udito a partire dai 40 anni, così come l’utilizzo di apparecchi acustici nei soggetti con deficit. Un approccio globale alla prevenzione, che includa corpo e mente, può rallentare l’avanzare della malattia e migliorare la qualità della vita.
Giornalista pubblicista dal 2013, esperto e specializzato in calcio e altri sport ma anche spettacoli tv, attualità, cronaca e salute.