
Nuovo microchip per rilevare i tumori al cervello
Svolta nella lotta al tumore al cervello, con la creazione di un micro-chip in grado di rilevare traumi e tumori al cervello. A realizzarlo sono stati i ricercatori del NEST, il laboratorio della Scuola Normale Superiore e dell’Istituto Nanoscienze del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Nano). La tecnologia in questione, secondo quanto riportato da “Scienza.fanpage.it”, si chiama “lab-on-a-chip” e rapida, low-cost e, dunque, potrebbe presto andare a superare le attuali strumentazioni diagnostiche.
Tumore al cervello, micro-chip “sostituisce” il laboratorio
Il “lab-on-a-chip” è stato chiamato in questo modo in quanto si tratta di un piccolo microprocessore, capace di svolgere le analisi chimico-biologiche per le quali generalmente serve l’ausilio di un intero laboratorio. Il micro-chip in questione è in grado di rilevare dei biomarcatori neurologici specifici, vale a dire quelle molecole che si trovano nel sangue di pazienti che hanno accusato danni celebrali severi o lievi oppure tipiche del glioblastoma multiforme, vale a dire un tipo di tumore al cervello davvero aggressivo.
Tumore al cervello, micro-chip low cost e rapido
Il micro-chip al quale abbiamo fatto riferimento – secondo quanto si legge su “Scienza.fanpage.it” – è rapido, low-cost e potrebbe addirittura andare a sostituire le tecniche che vengono utilizzate allo stato attuale, come ad esempio la TAC o la risonanza magnetica. Questo micro-chip, inoltre, è in grado di monitorare il glioblastoma multiforme nei pazienti attraverso una semplice analisi del sangue. Se tale micro-chip venisse utilizzato su larga scala andrebbe ad abbattere i costi delle analisi mediche, oltre a quelli delle mancate diagnosi. Inoltre, potrebbe rivelarsi uno strumento utile per monitorare eventuali recidive del glioblastoma multiforme.
Tumore al cervello, come funziona il micro-chip?
Il “lab-on-a-chip” basa il suo funzionamento sulla “nano-acustica”, vale a dire su un’acustica realizzata in dispositivi nanotecnologici che generano onde acustiche controllate: vale a dire una sorta di piccoli terremoti che si propagano nel chip ed hanno effetti sulla sua superficie. In altre parole, dunque, questo micro-chip, attraverso dei nano-sensori acustici e dei micro-trasduttori acustici, va ad interagire con molecole e fluidi, riuscendo a realizzare le analisi.
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